Quando nasce la tecnica dell’affresco
Affresco (fresco o buon fresco), è una fra le più antiche tecniche pittoriche murali, da non confondere con la pittura su intonaci nuovi, ma già asciutti, cioè il fresco secco, o finto fresco, tanto meno, con le comuni tempere e pitture a calce. Il vero affresco, dunque, consiste nel dipingere con colori ad acqua su strati di malta fresca ed in tempi assai brevi, non oltre la giornata, prima cioè che la calce si rassodi.
Questo procedimento, inventato dagli egiziani, fu trasmesso ai greci e successivamente ai romani i quali, pur lavorando su intonaci freschi, erano soliti mescolare nei colori delle deboli soluzioni di colle animali. Più tardi, specialmente in epoca bizantina, si iniziarono ad unire ai colori, impastati con acqua, anche tuorli d’uovo ed altri ingredienti. Questo modo di procedere perdurò fino all’epoca di Giotto (primi anni del Trecento) quando si ritornò all’antico sistema di pittura con colori ad acqua, senza l’aggiunta di alcun legante, dato che la calce stessa è un buon connettivo per i pigmenti.
Il metodo d’affresco del primo Rinascimento, ben descritto da Cennino Cennini nel suo famoso “Libro dell’Arte”, è ancor oggi adottato, seppur con qualche variante.
Di grande importanza nell’affresco risulta la preparazione delle malte e degli intonaci, e, se l’esecuzione è ben condotta nessun altra pittura può eguagliare quella dell’affresco, sia come resistenza agli agenti atmosferici, sia come potenza cromatica, anzi è da dire che col tempo il dipinto acquista un particolare aspetto che si può associare visualmente al marmo colorato.










